Di tutto quello che si fa in studio, il craniosacrale è la tecnica che somiglia meno a un massaggio. Niente manovre, niente pressioni: le mani si posano e restano lì. Chi guarda da fuori pensa che non stia succedendo niente. Qui sotto trovi che cosa succede davvero, e come da questo lavoro si arriva alla correzione dell’Atlante, la prima vertebra della colonna.
Un tocco da cinque grammi
Cinque grammi sono il peso di una moneta appoggiata sul palmo. È la pressione con cui lavora il tocco craniosacrale: sotto quella soglia i tessuti non si difendono, e la mano riesce a sentire il ritmo craniosacrale, il movimento lento e ripetuto che percorre il corpo e che l’operatore usa come riferimento per tutta la seduta.
I punti di contatto sono sempre gli stessi: le ossa del cranio, l’osso sacro, i tratti della colonna che stanno in mezzo. Cranio e sacro sono i due estremi, e la colonna è ciò che li tiene collegati; per questo la seduta si muove avanti e indietro tra la testa e il bacino invece di fermarsi dove la persona sente il fastidio.
Le tecniche di base
La tecnica della volta è il contatto sulle ossa della calotta cranica: la mano segue il ritmo e lascia che le suture ritrovino spazio, senza forzare nulla. La tecnica del sacro lavora all’altro capo, con una mano sotto il sacro e una sulla zona lombare.
Il CV4 è un contatto sull’osso occipitale, nella parte bassa della nuca. Tenuto a lungo, accompagna il ritmo fino a un punto in cui si ferma da sé: è quello che nella disciplina si chiama still point, la sosta. Dopo la sosta il ritmo riparte, spesso più ampio di prima, e molte persone raccontano proprio da lì la sensazione di calma con cui escono dallo studio.
Le decompressioni sono manovre di ascolto sulle zone in cui il movimento sembra bloccato: base del cranio, mandibola, passaggio tra collo e testa. Anche qui la mano non spinge, aspetta.
Come si svolge la seduta
Resti disteso sul lettino, vestito. Si comincia da un ascolto generale, poi le mani si spostano sui punti che nell’ascolto hanno risposto meno. Non c’è olio, non c’è bisogno di scoprirsi, e non c’è la fase di riscaldamento dei tessuti tipica delle altre tecniche. Prezzo e durata li concordiamo direttamente con te.
Le precauzioni sono quelle di sempre: dolori da fratture ossee e tendinee, malattie congenite e malattie degenerative non rientrano in quello che trattiamo, e in gravidanza, dopo un trauma, un incidente o un intervento il trattamento va prima concordato con il tuo medico. L’elenco completo, tecnica per tecnica, è nell’articolo su quando il massaggio è sconsigliato.
L’Atlante, la prima vertebra
L’Atlante è la prima vertebra della colonna vertebrale, quella su cui poggia la base del cranio. Prende il nome dalla figura mitologica di Atlante, il titano condannato a reggere per l’eternità il peso della volta celeste sulle proprie spalle.
L’Atlante consente il movimento avanti e indietro della testa: è la vertebra con cui facciamo il segno del sì. Quando invece ruotiamo la testa di lato, l’Atlante fa perno sulla seconda vertebra.
A volte l’Atlante può perdere il suo allineamento rispetto al cranio, spostandosi lateralmente o ruotando leggermente sul proprio asse. Le cause possono essere le più diverse: il classico colpo di frusta dopo un incidente in automobile, una caduta da bambino magari passata inosservata, un trauma sportivo o sul lavoro. Anche un parto difficile può provocare torsioni e stress muscolo-articolari nel bambino, e in alcuni casi disallineare l’Atlante fin dalla nascita.
Una volta persa la posizione corretta, i muscoli suboccipitali tendono a indurirsi in quella posizione. Poiché i legamenti che collegano l’Atlante al cranio sono estremamente rigidi, la vertebra difficilmente torna al suo posto da sola.
Che cosa passa vicino all’Atlante
Vicino e all’interno dell’Atlante passano vene e arterie importanti per il flusso di sangue diretto al cervello. Tra queste c’è l’arteria vertebrale, detta anche cervicale, che corre a lato delle vertebre, si inserisce nel foro dell’Atlante e gli gira intorno prima di entrare nella parte posteriore. Passa di lì anche la carotide interna, che entra nel cranio attraverso il forame giugulare.
Il modello su cui lavora chi si occupa di disallineamento dell’Atlante è questo: una leggera rotazione della vertebra può mettere in tensione l’arteria vertebrale, mentre un lieve spostamento in avanti può interessare il tragitto della carotide; in entrambi i casi si ipotizza un adattamento del flusso sanguigno verso il cervello e il cervelletto. Subito davanti all’Atlante corre poi il nervo vago, uno dei nervi più ramificati del sistema nervoso autonomo: regola la produzione di acido gastrico e i movimenti di stomaco e intestino durante la digestione, e partecipa al controllo del battito cardiaco e della pressione. Secondo lo stesso modello, la posizione della prima vertebra può contribuire a disturbare queste funzioni.
Diciamolo chiaro: sono ipotesi di lavoro, non diagnosi, e nessuna di queste relazioni va letta come un rapporto automatico di causa ed effetto. Un dolore al ginocchio, un attacco di sciatalgia o una tendinite che non passa hanno quasi sempre cause proprie. In alcuni casi, però, l’assetto della testa sul collo è uno dei fattori in gioco, e per questo lo guardiamo prima di andare a lavorare altrove. Qualsiasi sintomo che riguardi circolazione, cuore o digestione va portato al medico, non all’operatore.
La correzione dell’Atlante nel Metodo MOP
La correzione si esegue in una sola seduta, a cui segue una seconda seduta di controllo. Non è un percorso, e non è un trattamento da ripetere ogni settimana.
È il punto su cui teniamo di più, perché è anche il più esposto agli abusi. Chi si fa trattare non ha modo di verificare da solo la posizione del proprio Atlante, e capita che qualcuno ne approfitti, vendendo come correzione dell’Atlante trattamenti ripetuti all’infinito. Mostrare per esteso come si svolge il lavoro serve a proteggere il metodo e chi soffre dalle applicazioni improvvisate: se sai che cosa deve succedere, e in quante sedute, riconosci subito quando non sta succedendo.
Nel Metodo MOP il lavoro sull’Atlante sta accanto al massaggio craniosacrale per la stessa ragione: si parte dall’ascolto e si tocca poco, perché a quel livello la forza non serve. Chi ti accoglie in studio e con quale formazione lo trovi in chi siamo.



